Unisci e domina

La cosa più triste di questo finale di stagione che ci ha regalato una salvezza insperata non è che si debba gioire per un risultato modesto, cosa che abbiamo fatto spesso e volentieri nel corso della nostra storia, bensì che persino lo scampato pericolo abbia acuito le diffidenze fra i tifosi rossazzurri, invece di ricompattarli in un momento che resta cruciale. Così si fa il gioco di una società che anche ai tempi belli ha sempre lavorato per dividere e non per unire e che ancora oggi per mezzo dei propri emissari ripete che conta di ritrovare il proprio pubblico tramite i risultati.
Questa affermazione dimostra che la società al massimo voglia recuperare “un” pubblico qualunque, non “il” pubblico.

Per questo litigare su quale sia il modo giusto di protestare come fanno da tempo i gruppi organizzati, che comunque poi indicano una strada affermando che chi “legittimamente” non è d’accordo non ha capito niente, o semplicemente esultare in faccia ai propri compagni di maglia “che non ci credevano” come se chi predica da anni che c’è in società un cancro da estirpare a qualunque costo si augurasse il male della squadra o non conoscesse la reale dimensione, fa semplicemente il gioco del cancro stesso.
La strada verso la liberazione del Club da chi l’ha trascinato con sè in un declino personale irreversibile passa attraverso la compattezza e i compromessi, affinché si dimostri che il Club rappresenta davvero più di un’azienda, perché c’è un sentire comune a migliaia di persone indipendentemente da qualunque sentenza del campo. E’ così che molte squadre raggiungono i propri obiettivi e sopravvivono alle crisi: il Barcellona che rappresenta una regione che si sente una nazione, l’Atletico Madrid o il Bilbao che tramandano da generazioni in generazioni principi che fanno parte del DNA di chi vive quelle realtà, per non disturbare i numerosi esempi inglesi.
E’ ora di dimenticarsi della artificiosa divisione fra tifosi veri e tifosi finti per concentrarsi solo e unicamente sul problema chiave: come voltare pagina.
Precedente Ora prendiamoci il futuro Successivo Il West Ham saluta Boleyn Ground

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.