Rosicare di meno, meditare di più

Il doloroso derby con il Siracusa mi ha ricordato quelli ben più sentiti e ricchi di soddisfazioni per i nostri colori, con il Palermo in Serie A. Sia per come è andata sul campo, sia per la reazione dei perdenti.
Le due squadre si sono affrontate in modo simile: controllando e aspettando il momento giuto per colpire l’avversario. I padroni di casa sono riusciti a sfruttare una delle poche occasioni costruite, gli ospiti no, e sono pertanto usciti dal campo meritatamente sconfitti, ma non del tutto bocciati perché a mio avviso i progressi visti a Cosenza in fatto di personalità hanno avuto un seguito.
Il Siracusa merita i punti che ha in classifica, mi è parsa una squadra di categoria in un buon momento di forma e da brava matricola mette anche qualcosa in più per dimostrarsi all’altezza delal nuova categoria.
Inutile quindi la reazione rosicona di molti amici rossazzurri (tifosi, giornalisti e giornalisti-tifosi) hce scopro oggi in versione un po’ rosanero. I palermitani ad ogni inaspettata batosta rimediata contro pronostico al cospetto del Catania, si appigliavano alla prestazione, alla superiorità tecnica e di classifica, all’arbitraggio o alla sfortuna, tutto pur di non ammettere la sconfitta, sbagliando sempre. Il motivo per cui l’A.D. rossazzurro pone ancora oggi l’accento sull’accoglienza non proprio signorile ricevuta dai giocatori ospiti da parte degli ultrà abusivamente scesi in campo nel prepartita è che bisogna salvaguardare la fiammella di entusiasmo accesa dalle tre vittorie consecutive, distraendo dallo sport nazionale di sparare sul tecnico o dalla voglia di lasciarsi andare allo sconforto.


Bisogna essere onesti e ammettere che la pressione ambientale è sempre stata un’arma del Catania e che talvolta sia stata esercitata fuori dalle righe a causa di qualche cane sciolto che si è reso protagonista di qualche vigliaccata. Ricordo ad esempio che nel prepartita della semifinale play-off per la B del 2001 il buon Beppe Mascara, allora in forza all’Avellino, si beccò uno schiaffone da un solitario invasore di campo, durante il riscaldamento. Allora non c’era Lo Monaco e non c’era il servizio d’ordine impeccabile cui ci siamo abituati in seguito, comunque nessuno mi pare abbia enfatizzato l’episodio o porto delle scuse, né si sono invocati allora provvedimenti disciplinari. Quando il 28 maggio 2006 l’Albinoleffe si lamentò ridicolmente di un intervallo turbolento trascorso nello spogliatoio del “Massimino”, in una delle più belle giornate per i nostri colori, è stato giustamente ignorato, così come i romanisti eterni secondi un paio d’anni più tardi. Il calcio non è uno sport per signori e non è la prima volta che ce ne accorgiamo, quindi è bene stare attenti a condannare ed enfatizzare solo gli episodi che penalizzano i nostri colori.

Tornando al campo, il vero punto da comprendere secondo me è quale sia l’obiettivo più realisstico per questo Catania. Parlare di primo posto adesso sarebbe insensato. Programamre una promozione ai play-off mi sembra come voler programmare una vincita al superenalotto. E allora? Arrivare ai play-off non dovrebbe essere un problema, visto che per faarlo basta piazzarsi entro il decimo posto. Vincerli è tutta un’altra storia, perché arrivare decimi vorrebbe dire dover vincere in trasferta con la terza classificata della stagione regolare, che anche in caso di pareggio interno in gara secca passerebbe il turno. Considerato che da tempo viaggiamo alla media di due vittorie esterne l’anno, mi pare chiaro che non sarebbe il viatico migliore. Dunque l’obiettivo minimo dovrebbe essere almeno il sesto posto, meglio ancora il quinto.
Altra domanda che mi faccio: la promoszione in B è una condizione indispensabile per garantire n futuro al Catania? Molti pensano che sia l’unico modo per evitare il fallimento, considerata la condanna per bancarotta fraudolenta che potrebbe abbattersi sull’attuale proprietario del Catania, legando di fatto le mani anche al suo “braccio armato” Lo Monaco. Se così fosse però non si spiegherebbe la scelta di affidare una squadra che necessitava di essere rifondata ad un allenatore inesperto e poco vincente come Pino Rigoli. Se non puoi sbagliare e hai bisogno di dare al tuo gruppo un gioco nel più breve tempo possibile, occorre un tecnico re-Mida, difficile da trovare, ma che sarebbe stato un investimento ragionevole, in luogo della solita scommessa.
Per questo credo che L o Monaco ritenga che le casse del club possano reggere ancora un’altra stagione in terza serie. Un’altra ipotesi è che l’A.D. ritenga di poter gestire il club con pochissimo anche in futuro, in virtù delle sue doti di talent-scout.
Non so. Da tifoso che non credeva (sbagliandosi) che in questa situazione il Catania arbbe potuto concludere il campionato scorso, mi limito a dire che è meglio godersi il cmapionato sperando di poter compiere una rincorsa epica e giocarsi la promozione fino in fondo.
La squadra sembra più vicina alla mentalità dei tempi migliori rispetto alle accozzaglie di giocatorini viste nelle scorse tre stagioni. E tecnicamente ci sono delle individualità di rilievo. Insomma, ci si può lavorare.
Bisogna però sapere che potrebbe essere l’ultimo Catania targato 1946 della storia, e non illudersi che la partita più importante sia quella che si gioca sul campo.

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