Riemergere

Da 16 Ricordi Scelti, DR eDizioni.

7.
25 marzo 1995
Milazzo-Catania

La stagione 1994-’95 fu molto divertente, soprattutto dopo il surreale campionato di Eccellenza in cui eravamo stati inseriti in corsa e che avevamo chiuso al terzo posto. In C.N.D. riuscimmo ad unire il piacere di collezionare una gran quantità di punti alla suspance di lottare fino alla fine con un avversario indomito, senza farci mancare gli imprevisti di un cambio di allenatore e di due sconfitte, le uniche della stagione, al cospetto del Gravina, la squadra di un comune che è di fatto una frazione di Catania.
Anche in quinta serie la formazione rossazzurra mantenne il proprio appeal, riuscendo a richiamare allo stadio un buon numero di fedelissimi, gente che doveva senz’altro avere vissuto gli anni migliori della nostra storia recente e che non fece mancare il proprio sostegno neanche quando la solita falsa partenza ci costrinse in affanno nella prima parte di campionato. La classifica però si mantenne cortissima, così alla fine del girone di andata riuscimmo ad agguantare la vetta, prima di essere superati di un punto dal Milazzo, la rivelazione del torneo, che riuscì a tenerci testa nonostante Massimino avesse messo in piedi un organico di categoria superiore. La nostra rosa annoverava per esempio Maurizio Pellegrino e Pasquale Marino, due uomini d’ordine del centrocampo che avrebbero legato il loro nome alla storia del Catania anche nel ruolo di allenatori.


La partita decisiva fu proprio lo scontro diretto. Nella gara di andata avevamo pareggiato in casa per zero a zero, così ci toccò andarci a giocare in campo esterno le nostre possibilità di recuperare il primo posto che valeva la promozione. Si prospettava un esodo consistente di tifosi etnei che lo stadio del Milazzo non era attrezzato a fronteggiare, così la partita fu trasmessa in diretta da Telecolor. Ne fui entusiasta.

Già da tempo la radio era stata sostituita dalla televisione anche nelle radiocronache. In pratica l’inviato descriveva la partita mentre sullo schermo campeggiava una scritta con il punteggio. A raccontare le avventure dei rossazzurri non c’era più Nicky Pandolfini, passato alla RAI, ma Angelo Patanè, un personaggio indescrivibile. Intendiamoci: gli voglio un gran bene, pur non conoscendolo di persona, perché è stato testimone appassionato della fase rinascimentale della storia moderna del Catania, ed è la sua voce cui sono associate le parole deliranti che hanno fatto da colonna sonora ai più bei trionfi di quell’ascesa. Ma cavolo, quando uno ascolta una radiocronaca vorrebbe sentire qualcosa di più che una sfilza di esclamazioni. “Incredibile!”, “Non ci posso credere!”, “Pazzesco!”, non sono frasi abbastanza descrittive perché l’ascoltatore si renda conto di quanto sta avvenendo in campo. Avevo notato Patanè fin da quando seguiva il Giarre perché aveva anche il difetto di irrompere sui colleghi, che magari stavano descrivendo un rigore o una punizione pericolosa, per raccontare in diretta qualche insignificante azione dei gialloblù giarresi. Non capitò mai che in questo modo riuscisse a raccontare un gol del Giarre in tempo reale, ma scommetto che qualche volta riuscì a impedire agli altri inviati di raccontarne uno di un’altra squadra. Altra pecca fastidiosissima per le coronarie di un tifoso era il ritardo con cui Patanè si rendeva conto di quanto accadeva in campo. Proprio nella stagione 1994-’95 passarono minuti interi prima che realizzasse che un presunto gol del Catania mi pare alla Cariatese o al Rotonda, non era stato mai segnato. Proprio così: quel gol non era stato “inspiegabilmente annullato” come aveva raccontato l’erede di Pandolfini, ma il tiro del nostro attaccante era semplicemente finito fuori. Insomma, la radiocronaca di Patanè era ed è uno spettacolo nello spettacolo, ma il supporto delle immagini era più che gradito, soprattutto perché ci si giocavamo qualcosa di importante.
Sapevo che ci sarebbe voluto il miglior Catania per resistere su campetto in terra battuta del Milazzo, squadra molto ben organizzata, e non passò molto tempo prima che l’andazzo dell’incontro me lo confermasse. Dopo aver sprecato alcune occasioni, i padroni di casa andarono in gol allo scadere del primo tempo. Appena due minuti dopo l’inizio della ripresa si guadagnarono un rigore che avrebbe potuto chiudere la pratica a loro favore. Non so con che coraggio continuai a guardare, fatto sta che fu bellissimo vedere il pallone calciato dal solitamente preciso attaccante di casa Bonarrigo finire fuori.
Da quel momento fu un’altra musica, ci rendemmo sempre più pericolosi fino a procurarci un rigore su azione del giovane Mimmo Crisafulli, che con le sue sgroppate sulla fascia fu una spina nel fianco della difesa dei padroni di casa, ma peccò spesso di imprecisione. Ebbi di nuovo il coraggio di guardare e vidi Maurizio Pellegrino realizzare dal dischetto, circa sei minuti dopo l’errore del Milazzo. Si intuiva che il peggio era passato, ma sprecavamo troppo, rischiando di essere puniti. Sul finire di gara finalmente riuscimmo a raddoppiare. Fu proprio Crisafulli a ritrovare la freddezza necessaria per mettere la propria firma sulla rete del 2 a 1 che si rivelò decisiva. Passammo così su un campo insidioso per mille motivi e che sembrava inviolabile, compiendo il sorpasso.
Avevamo un punto in più dei nostri rivali, mancavano ancora ben sei partite alla fine del campionato, ma la città sportiva reagì come se avessimo già conquistato la promozione, tanto che i tifosi andarono ad accogliere i giocatori in autostrada, proprio come quando avevamo vinto il derby in trasferta, due anni prima. Dal canto mio immaginavo che ci sarebbe stato ancora da lottare e speravo in un crollo psicologico del Milazzo che ci agevolasse il compito, invece ci vollero sei vittorie su sei partite per festeggiare, perché i nostri avversari cedettero solo un punto all’ultima di campionato, quando noi eravamo già in vantaggio di tre reti sul Gangi, formazione di un paesino delle Madonie che fummo costretti a condannare alla retrocessione per fuggire dal dilettantismo. Come da tradizione, dunque, la matematica ci incoronò solo all’ultima giornata, consegnandoci una delle vittorie più belle, anche perché ci riportò molto vicino a quella Serie C1 che ci era stata scippata.

Credits
Foto immagine in evidenza da “Tutto il Catania Minuto per Minuto”, AA.VV., Geo Edizioni.
Video reti da Youtube.

Precedente La partita fantasma Successivo Storia del calciomercato rossazzurro

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.