Passeggiatori

Akragas-Catania 2-1

È  raro che ceda all’ottimismo, ma stavolta mi aspettavo una vittoria esterna. Non una passeggiata, perché mai siamo stati in grado di vincere senza soffrire, bensi una vittoria di forza contro un avversario in difficoltà e più debole. Invece il vento favorevole delle convincenti vittorie interne con Reggina e Matera, supportato dalla troppo facile euforia dell’ambiente per le buone operazioni di mercato che hanno rafforzato la squadra, si è inspiegabilmente trasformato in un vento contrario tanto forte da fermare la presunta corazzata etnea. I volenterosi ragazzi dell’Akragas hanno dimostrato che nel calcio la tecnica conta (lo dimostra l’eurogol che ha impattato il fortunoso vantaggio rossazzurro firmato dal dischetto da Mazzarani), però a fare la differenza sono l’unità d’intenti e la grinta. In terza serie pure la corsa. Così i presuntuosi palleggiatori catanesi hanno ancora una volta dimostrato di non avere la personalità per imporsi in un campionato insidioso come quello di Lega Pro. Secondo molti il problema è l’allenatore Rigoli, che in sei mesi non è riuscito a dare alla squadra un gioco. Forse però si tratta solo della punta dell’iceberg in quanto il tecnico rossazzurro ha tante colpe, ma non gli si può imputare di essere quello che nella sua carriera ha dimostrato di essere, cioè un allenatore pragmatico e tradizionalista, che non ha mai imboccato la strada giusta per affermarsi a grandi livelli. C’è una certa confusione nel progetto tecnico del Catania. Se nella prima era Lo Monaco-Pulvirenti si era parlato di 4-3-3 come DNA della squadra e si era perseguita coerentemente questa strada (con qualche aggistamento e passaggio a vuoto fisiologici), oggi si parla dei moduli più svariati senza spiegare quale sia la strada che si intende seguire e quali potrebbero essere le conseguenze qualora la chimera della proimozione dovesse confermarsi tale fra tre mesi. E se chi guida non ha le idee chiare la macchina difficilmente può restare in careggiata (sebbene squadre come l’Akragas, con gravi problemi societari, riescono a tenere la rotta, forti evidentemente di concetti ben radicati che guidano anche quando vengono a mancare certezze). Queste problematiche sono congenite e devono essere tenute ben in conto a prescindere dai risultati.
La società, appare chiaro, non è più in vendita. Pulvirenti resterà al proprio posto finché avrà le risorse per farlo. Molti pensano che Lo Monaco sarà in grado di ricostruire l’impero distrutto, nonostante negli ultimi anni non abbia conseguito grandi risultati. C’è solo da sperare che questi inguaribili ottimisti abbiano ragione.
Io purtroppo non riesco a dimenticare che il patron rossazzurro ha confessato dei crimini (sportivi e non) e chi commette dei crimini una volta può farlo ancora. Per questo tutta la credibilità che l’ex presidente si era guadagnato con una gestione oculata per me è persa per sempre. Anche se dovessimo tornare in alto non mi fiderei mai più di questo personaggio. Non sono fra quelli che si accontentano di constatare che nel calcio il più pulito ha la rogna. Per me il Catania è soprattuto un’idea, sia pure utopistica, quella di un Davide perennemente impegnato nella lotta a Golia. Con mezzi poveri ma leciti.
Per questo spero ancora in un cambio al vertice e questo non significa augurarsi disavventure per la squadra.

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