Niente da capire

Catania-Melfi 0-2
Fra i tanti luoghi comuni del calcio, tipo quello che i campionati si vincono con le buone difese, quello che più si adatta alla situazione del Catania secondo me è il classico “ci vuole continuità”. E il Catania di continuità non ne ha e non ne ha mai avuta in questa stagione. Ad essere precisi, il Catania non ha mai avuto nemmeno una difesa imperforabile, considerato che dalla prima giornata concede almeno tre coccasioni nitide da gol a qualunque avversario, anche il meno attrezzato. E così, cambi dirigenti, tecnici e giocatori, ma la sostanza resta quella: gli esami di maturità puntualmente falliti, anche quando sembrano esserci tutti i requisiti per il salto di qualità. Così siamo passati dall’innescare la crisi della prima della classe (il Matera), al risuscitare una squadra volenterosa ma con dietro una società zombie come l’Akragas, e passando adesso dai selfie negli spogliatoi condivisi orgogliosamente e “pagghiolamente” sui social per aver sconfitto un’altra ocnsorelal in crisi finanziaria e di identità come il Messina, alla figuraccia del secolo contro l’ultima della classe che aveva inanellato 11 sconfitte consecutive e mai aveva vinto fuotri casa in stagione, il Melfi.

A questo punto a poco valgono i discorsi tattici o pisicoanalitici: la realtà è che questa squadra non è attrezzata per la promozione e solo uno come Pietro Lo Monaco, che in comune con il proprio datore di lavoro ha la stoffa dell’incantatore di serpenti, poteva fare credere il contrario, aiutato dalla cervellotica formula dei playoff allargati. Andare ai playoff senza avere personalità e con le alcune lacune in posti importanti dell’organico significa esporsi ad altre figuracce prima di ottenere la certificazione del nuovo fallimento tecnico.

Tuttavia il campionato più importante,e lo dice lo stesso Lo Monaco, il Catania lo sta giocando fuori dal campo, cercando di risanare un bilancio terrificante. Certo che senza scalare almeno una categoria non si può sperare di andare molto oltre l’anonimato (che sarebbe comunque meglio delle figuracce a scadenza bisettimanale) e per scalare le categorie ci voglio i giocatori di qualità oltre a quelli di categoria (non dico 11 Matteo Pisseri, ma almeno la metà), e per acquistarli servono i soldi. E serve una società attenta, ma questa non si costruisce richiamanto i grandi del passato che magari hanno perso smalto, come Lo Monaco, che a quanto pare oggi non riesce a farsi rispettare dai suoi giocatori come faceva ai tempi della A. La società forte si crea inculcando una mentalità e oggi sembra invece che i nostri dirigenti puntino a circondarsi di yesman per giocare le loro carte (coperte) senza interferenze.

A me non sembra che sia la strada giusta, ma faccio quello che posso, cioè aspetto il prossimo anno per vedere se le il sapore della torta rossazzurra possa cambiare, pur non cambiando gli ingredienti.

Precedente Un blitz, finalmente! Successivo Verso l'impresa

Lascia un commento

*