Lorenzo Fazio, il nonno-tifoso marca liotru

Da “I Vespri”, 3 settembre 2011

Viagrande, casa Fazio: domenica 27 settembre 1959. “Dai nonno, -gridano i piccoli Maria, Nino, Lorenzo e Francesco Nicolosi- parlaci ancora di quel pomeriggio in cui Sant’Agata fa il miracolo accompagnandoci sul filo di lana in B !”
È una persona di cuore e gronda serenità, nonno Lorenzo. Già presidente del Catania dal ’49 al ’51, ha una voce vibrante che assume toni fiabeschi ma nondimeno si riferisce a vicende realmente accadute poco più di un decennio prima e interamente colorate di rossazzurro.

Per esser precisi, a un campionato di pallone risoltosi in gloria in quel di Milano nelle ore vespertine del penultimo giorno del mese di giugno nell’anno del Signore 1949. Per farla breve, alla prima promozione nella storia del neonato Club Calcio Catania.

“Appena concluso da vincitori il torneo di C ’47-’48, -racconta il dottor Lorenzo Fazio ai nipoti- ci vien detto che per una ristrutturazione generale si riparte dalla terza serie, seguitando a combatter su terreni da ciclocross. Tosto che rettangoli verdi, ci attendono randellate a volontà su spiazzi polverosi con radi spruzzi di ciuffi d’erba. Pur tuttavia, la nostra squadra dispone di un equipaggio animato da spirito guerriero e si respira ottimismo circa il conseguimento del successo supremo. I più forti sono l’acrobatico guardiapali Cesare Goffi, gli arcigni Oscar Messora e Nicola Fusco e il tris di funamboli Armando Perrone, Gianni Prevosti e Faustino Ardesi. C’è pure il campione del mondo del ’38 Miguel Andreolo, un autentico furetto scatenato, e con lui il tiratore scelto Cocò Nicolosi. L’inizio non è brillante bensì balbettante; a Brindisi giochiamo ‘alla campanara’ e cadiamo come birilli. Ad Acireale ecco un raggio di sole: ci rialziamo con un sonante 3-0. La settimana successiva nel fortino di Piazza Spedini getta l’ancora l’Avellino. Entriamo in campo con la tremarella e vaghiamo come fantasmi: agli irpini basta una misera rete per trionfare e volteggiar in orbita. Insomma, neanche il tempo di gioire che è dramma. A gennaio c’è il derby con i giallorossi del Messina al Cibali; finisce zero a zero ma l’arbitro ne combina di tutti i colori e la situazione si fa nera. Sull’A.I.A. piove un diluvio di telegrammi ‘per ottenere dovute soddisfazioni’: si rischia il ritiro da ogni competizione. In grazia di Dio, la ragione prevale e sette giorni e sette notti dopo ricompare l’entusiasmo.
Il drappello si ritrova, macina gioco e punti ma deve vedersela con un grappolo di contendenti. La più in palla è un quadrato Avellino, il cui gioco si basa sul biondo Morgia, ex-mezzala del Napoli. Alla conclusione totalizziamo quarantacinque punti, uno in più di loro. La B sembra fatta ma, per via di un tesseramento irregolare, il prezioso punticino ci vien tolto. Ergo, si va allo spareggio da giocarsi nell’Arena di Milano il pomeriggio del 29 giugno ’49. È un evento: il cielo è stellato, ci son diecimila spettatori e la radiocronaca R.A.I. Dopo un tourbillon rossazzurro, al minuto ottantotto come uno schiocco di frusta Fabbri deposita la sfera di cuoio dentro la porta di Goffi. Incontenibile è il tripudio degli avversari ma trattasi di uno scippo; so di una loro sfilza di illeciti e non sto con le mani in mano. Al triplice fischio di Bellè si avvicina Nicolò Carosio e in barba al protocollo impugno il microfono. Con orgoglio e naturalezza grido al mondo intero: “Abbiamo perso sul campo, vinceremo a tavolino. Evviva Sant’Agata.”

Lorenzo Fazio a bordo campo.
Lorenzo Fazio (a destra) a bordo campo.

“Ancor oggi, -mi conferma adesso la signora Maria Nicolosi- questo modo di dire riecheggia in casa e lo sento ripetere perfino dai miei nipotini Manila e Marcello. Il nonno è uno che difficilmente si dà per vinto, un catanese marca liotru che ama la gente e la sua città. È devoto alla Santa Patrona e abbellisce con vigore ed entusiasmo la candelora dei panificatori. Coglie subito il senso delle cose e con smisurata passione abbraccia tutto ciò che fa; ogni 5 febbraio, poi, perde la testa come un bambino. Giovanissimo, inizia a collaborare con il suocero che è proprietario del Casermaggio Fichera. È sempre a contatto con il prossimo e, intanto, diventa proprietario di una catena di panifici. Manifesta propensione per i contatti umani e rivela padronanza per ogni attività imprenditoriale. È un gentiluomo e il suo modo di fare è tipico delle persone semplici: non parla più del dovuto e mai si dà arie. Ogni santo giorno sta in mezzo ai dipendenti; lontano da acrobazie retoriche si esprime con il loro linguaggio. Ha una mentalità dinamica e grande equilibrio: incarna uno yuppie ante-guerra e post-guerra. È uno dei soci fondatori del quotidiano “La Sicilia” e la sua è una figura con una valenza quasi eroica. A casa è adorabile: un uomo protettivo e dolcissimo. Lo ricordo con infinita tenerezza.”
“I più maliziosi – si stringe nelle spalle l’ingegner Francesco Nicolosi – lo accusano di gettar fumo negli occhi e lo chiamano ‘il re dei panificatori con velleità politiche’ ma sono in errore. Dotato di prestigio e capacità organizzative, nonno Lorenzo ha passione per il calcio e un giorno di primavera del ’49 entra nel mondo della pedata. Nella campagna acquisti mette a disposizione tempo e denaro: potenzia la qualità dell’organico e rende migliori le condizioni di vita dei calciatori. Porta in società una marcia in più, un’impronta di rinascita che avvicina i cittadini al gioco del pallone. In poco tempo trasforma il Catania nella squadra di una città che vuol dimenticare ansie e miserie del conflitto bellico. Laureato in Economia e Commercio ed eletto vicepresidente degli industriali catanesi, imbastisce relazioni con vari uomini d’affari oltre lo Stretto. Grazie a una fitta rete di contatti, sa ciò che giornalmente accade nell’Italia del pallone. In occasione del celebre spareggio di Milano invita un giocatore irpino pronto a testimoniare su alcune marachelle combinate dai compagni.

Lo fa condurre in via Etnea, nel seminterrato del “Gran Caffè Lorenti” e le sue dichiarazioni sono raccolte dal Maresciallo dei Carabinieri Maccarrone e dal Commissario di Polizia Musumeci, nascosti dietro una tenda. Ne segue un’inchiesta e dopo un’interminabile catena di giudizi la Commissione d’appello federale sentenzia l’ultimo posto per l’Avellino e la promozione del Catania in B. Evviva Sant’Agata.”

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