La partita fantasma

Da 16 Ricordi Scelti, DR eDizioni.

6.
3 ottobre 1993
Catania-Palestro Libertas

La vittoria nel derby fu il nostro simbolico addio alla terza serie. Inaspettatamente a fine stagione la federazione ci escluse infatti dal nostro campionato di appartenenza.
Non fu una decisione giusta. È vero che avevamo ancora dei debiti, ma certamente la società era in salute, tanto da avere dimezzato il proprio passivo rispetto alla stagione precedente, quando la nostra domanda di iscrizione alla Serie C1 era stata accettata senza tante storie. Certo, se Massimino non si fosse impuntato non avremmo avuto problemi. Invece si impuntò, eccome, perché quei debiti erano tasse dovute allo Stato, ed in quanto tali potevano essere rateizzati dalle aziende che operavano in zone terremotate. Poiché nel 1990 un forte terremoto con epicentro nella zona di Siracusa aveva avuto conseguenze anche a Catania, avevamo tutto il diritto, come qualunque altra società per azioni, di usufruire di quell’agevolazione. Non c’era spazio per interpretazioni diverse.
Purtroppo però il mondo del calcio giustifica qualunque sopruso con l’autonomia del proprio statuto dalla legge. Non c’è dubbio che sia necessario impedire che un tesserato ricorra al tribunale per farsi annullare una squalifica o convalidare un gol, ma certo questo principio non è estendibile indiscriminatamente. Nel nostro caso, la commissione della Lega preposta al controllo dello stato di salute dei club si era di fatto spinta fino dichiarare fallita una società viva e vegeta, provvedimento che semmai spettava al tribunale ordinario. Di sicuro i dirigenti della Lega non avevano usato lo stesso metro con tutti i club e questo alimentava il sospetto di una discriminazione ai nostri danni. Nemmeno il blasone della nostra storia (non erano tante le squadre di C ad aver militato in A per ben nove stagioni), impedì agli organi competenti di infierire allegramente sul Catania, tanto che ci fu revocata persino l’affiliazione, vale a dire il nostro diritto ad esistere, in qualunque categoria. Il pretesto per l’esclusione fu il ritardo di un giorno lavorativo nel pagamento di quella somma, mi pare due miliardi di lire, che era stata richiesta per dare via libera.
Sul momento la Catania calcistica assorbì il durissimo colpo nel solito modo: qualche giorno di isteria e caccia all’untore, attacchi al presidente che aveva fatto scadere i termini per un’inutile questione di principio, iscrizione alla prima serie dilettantistica, che allora si chiamava C.N.D. (Campionato Nazionale Dilettanti), di un’altra società chiamata Catania 1993 e, infine, rassegnazione.
A settembre, quando il campionato di C era già ripartito, arrivò un inaspettato colpo di scena. Massimino, con la forza inumana della sua proverbiale testardaggine, non si era rassegnato e aveva chiamato in causa il T.A.R. (Tribunale Amministrativo Regionale) che, riconoscendo le sue ragioni, aveva disposto il reintegro del Catania nei quadri federali e nel torneo di C1. Nacque così un caso senza precedenti per i campionati professionistici che seminò scompiglio nel mondo del calcio italiano. L’aspro conflitto scatenò per la prima volta il mio orgoglio fino a farmi vivere quella battaglia con tutto il coinvolgimento possibile. Avevo diciannove anni ed ero concentratissimo sui miei studi universitari, non avevo grilli per la testa, ma quella scintilla rinvigorì il mio attaccamento alla maglia, che non era stato messo a rischio dai risultati piuttosto monotoni degli ultimi anni, ma che sarebbe andato in crisi per ovvi motivi in caso di scomparsa della squadra. Fu la prima volta che mi indignai per come i giornali e le televisioni manipolarono la verità a proprio uso e consumo, svelandomi una sconcertante realtà di malafede e assenza di professionalità nel mondo dell’informazione.
Quando il tribunale fece stilare da due commissari un nuovo calendario secondo il quale il Catania doveva affrontare al Cibali il Giarre, risposi presente all’appello della società ad andare allo stadio, anche se era certo che la Lega e la Federcalcio non avrebbero ceduto. Il Giarre ubbidì infatti all’ordine di andare ad Avellino come prevedeva il calendario originario e noi giocammo un’amichevole con un’altra squadra della città, la Palestro Libertas. Fu una giornata emozionante, lo stadio era gremito come raramente succedeva ormai in campionato e come non sapevo se lo avrei mai più rivisto. Il 4 a 0 con cui la nostra squadra fantasma vinse quella partita surreale fu una straordinaria dimostrazione di voglia di vivere e rimane uno dei più bei momenti della storia del calcio catanese.
L’estenuante battaglia fuori dal campo si concluse ad ottobre inoltrato con una nuova sentenza e un compromesso assai poco vantaggioso per il Catania. Al secondo grado di giudizio, il Consiglio di Stato si espresse in termini meno perentori rispetto al T.A.R., affermando che il Catania non avrebbe dovuto essere radiato, ma la federazione era libera di decidere in quale campionato farlo giocare. Risultato: la formazione rossazzurra riprese la propria attività dal campionato regionale di Eccellenza, che ovviamente era anch’esso iniziato da tempo. In pratica la pena della radiazione fu convertita in una tripla retrocessione, e chissenefrega se si andava a sconvolgere il mondo dilettantistico costringendo giocatori che di lavoro facevano altro ad una serie di turni infrasettimanali necessari per far recuperare al Catania le partite non disputate. Per di più la società rossazzurra perse l’intero parco giocatori senza ricavarne una lira. Massimino comunque non si diede per vinto e l’anno seguente ottenne almeno il ripescaggio nel Campionato Nazionale Dilettanti.
La mia fiducia nel futuro, mi domando ancora come sia stato possibile, non vacillò. Ero inspiegabilmente certo che ci saremmo tirati fuori da quella situazione, anche se, quando contavo gli anni che ci sarebbero voluti per tornare in A, mi rendevo conto che la meta era lontana quanto i miei trent’anni, cioè infinitamente, almeno in apparenza.

Credits
Foto immagine in evidenza da “Tutto il Catania Minuto per Minuto”, AA.VV., Geo Edizioni.

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