La Liberazione

Da 16 Ricordi Scelti, DR eDizioni.

9.
25 aprile 1999
Catania-F.C. Messina

Nel 1999 prestai servizio di leva nella Marina Militare. Mi ero laureato e dunque non c’era più modo di rinviare quell’inutile appuntamento. Mi toccò trascorrere un mese a Taranto, ma per i successivi nove fui Nocchiere di Porto alla Capitaneria di Catania. Non mi persi molto del campionato che ci riportò in Serie C1, ma il 25 aprile 1999, data dello scontro decisivo per la promozione, ero di guardia.

Giocavamo con il Messina, che ci tallonava al secondo posto a due lunghezze di distanza e ormai mancavano solo quattro giornate alla fine del campionato. Speravo con tutto me stesso che per una volta saremmo riusciti ad evitare gli spareggi. Potevamo farcela, giocavamo in casa e all’andata avevamo pareggiato zero a zero. Dunque “bastava” vincere per portarci a cinque punti di vantaggio e chiudere virtualmente la pratica.

Nel gabbiotto riservato al piantone portai una radiolina che avevo acquistato esclusivamente per avere compagnia nel posto di guardia. Contavo su Angelo Patanè per sapere come andavano le cose, ma la ricezione era un po’ disturbata e non potevo muovermi troppo se non volevo perdere il segnale.

La partita fu molto combattuta, colpimmo un palo con il nostro cannoniere di quell’anno, Francesco Passiatore, ma gli ospiti cominciarono a vacillare vistosamente solo verso la fine dell’incontro, quando il Catania guadagnò terreno spinto dai 25 mila spettatori che riempivano lo stadio. Fatto sta che il punteggio non si schiodava dal risultato iniziale e dunque rischiavamo di sprecare un’occasione importantissima, anche perché il duello con i peloritani ricordava quello di quattro anni prima con il Milazzo: nessuna delle due contendenti perdeva colpi, dunque ogni passo falso poteva risultare decisivo.

Fu un gregario a cambiare la storia di quella partita. Alessandro Cicchetti, difensore centrale alla quarta stagione in rossazzurro, non aveva certo nei suoi numeri il dribbling, ma si inventò un balletto sulla fascia sinistra del nostro fronte di attacco, ubriacò l’avversario di finte e mise al centro un pallone perfetto per la testa di Roberto Manca che spinse la palla in rete regalandoci tre punti d’oro.

Tutto questo lo ricostruii in differita poiché proprio mentre si decideva il destino del campionato, un ragazzo bussò alla porta della capitaneria. Gli era arrivata a casa una di quelle cartoline che di tanto in tanto la Marina inviava ai congedati non mi ricordo per informare di cosa, fatto sta che voleva sapere da me cosa significasse, evidentemente allarmato dall’eventualità di essere richiamato alle armi e mandato a combattere chissà quale guerra. Non lo odiai, anche se non era proprio il caso di disturbarmi per quella paura decisamente fuori luogo, e mentre rispondeva con le stesse domande alle mie rassicurazioni cercai di sintonizzare la radio che nel frattempo faceva le bizze. Quando ritrovai la frequenza giusta, si sentiva un gran frastuono in cui si distingueva a stento la voce di Patanè che urlava parole confuse. Doveva essere successo qualcosa, probabilmente a nostro favore, ma non potei approfondire per rispondere ancora al visitatore inopportuno, che finalmente si avviava alla porta. Proprio nel momento in cui compresi che avevamo segnato si girò per salutarmi e io, che stavo ricambiando con un semplice gesto della mano, chiusi senza volere il pugno sferrandolo nell’aria, come fanno i calciatori per festeggiare un gol. Probabilmente non feci una bella figura, anche se lui non capì nulla di quello che stava succedendo. Poco importava comunque: avevamo segnato al secondo minuto di recupero e avevamo vinto lo scontro diretto. Si prospettava, per la prima volta da tempo immemorabile, il conseguimento del nostro obiettivo stagionale con anticipo rispetto all’ultima giornata.

RobertoManca
Roberto Manca raggiante alla fine di Catania-F.C. Messina 1-0 del 25.04.1999, in cui ha realizzato il gol decisivo allo scadere (Credits: Corriere dello Sport).

Naturalmente ci complicammo la vita. Contro l’Astrea, la squadra della Polizia Penitenziaria che per noi era una vera e propria bestia nera, tanto da batterci ripetutamente negli anni precedenti (una volta addirittura per 4 a 1), andammo in svantaggio e recuperammo di nuovo grazie ad un gol di Manca, abbonato alle reti pesanti. Il nostro vantaggio sul Messina tornò a tre punti, ma poteva bastare. Se avessimo vinto in casa contro la Juveterranova Gela alla penultima giornata, la formazione peloritana avrebbe potuto al massimo raggiungerci, ma avendo perso lo scontro diretto sarebbe comunque arrivata seconda. Di contro i gelesi avevano bisogno di non perdere per avvicinarsi alla matematica salvezza. Al Cibali ci fu di nuovo il pienone e stavolta segnammo presto, sebbene grazie ad un evidente fallo di mano sfuggito al direttore di gara. Subimmo il pari a pochi minuti dal termine, quando già era giunta la notizia che il Messina aveva pareggiato la sua partita, dunque il campionato era finito e anche i nostri avversari si meritavano di partecipare alla festa, soprattutto perché il nostro gol era stato irregolare.

Finalmente eravamo tornati in C1. Dopo sei lunghi anni di peripezie di ogni genere, vincendo ma non stravincendo come era nel nostro stile.

Non sarebbe cambiato moltissimo. Anche in terza serie non potevamo che tentare di essere protagonisti, anche se i salti doppi non erano nel nostro DNA. Mi ripetevo che, ancora una volta, sarebbe stata solo questione di tempo. Soffrendo, sbagliando e riprovando, prima o poi ci sarebbe scappata un’altra promozione e avremo compiuto l’ultimo passo verso quel paradiso del tifoso di medie pretese che era il campionato cadetto. Ne ero convinto solo perché conoscevo la nostra storia. Potevo sbagliarmi, ma ero fiducioso che comunque non saremmo più retrocessi, perché mai ci era successo di scivolare dalla Serie C1. Fu allora che apprezzai a pieno l’importanza dei gol di Marini e Borghi in quel lontano spareggio con la Nocerina.

Credits
Foto immagine in evidenza da “Il Corriere dello Sport” del 26 aprile 1999.
Video rete Manca da Youtube, canale TuttoCatania.

Precedente Il solito, o quasi... Successivo Una gioia

Lascia un commento

*