Contro pronostico

Da 16 Ricordi Scelti, DR eDizioni.

5.
21 febbraio 1993

Palermo-Catania

Come sanno bene i sostenitori delle squadre meno vincenti, si può godere non solo di grandi trionfi, ma anche di piccole conquiste che hanno un valore intrinseco, come una vittoria su un avversario più blasonato e che non si batte da tempo, o un successo in un derby.
Già, il derby. La partita. L’occasione in cui anche i non tifosi si avvicinano al calcio, come quando la nazionale gioca i mondiali. Per me una partita come tutte le altre perché, come tutte le altre, spero di vincerla senza soffrire, ma diversa perché tutti sapranno come andrà a finire e si sentiranno in dovere di esprimere un parere in proposito. Ci sarà sempre un conoscente, un amico, un collega o un parente che, pur non avendo nemmeno una vaga idea di come si contano i punti, dispenserà il proprio commento fuori luogo sull’esito dell’incontro. Finché il commento in questione è fuori luogo, o peggio, irrispettoso per l’avversario, mi risulta facile farmi una risata e passare oltre, ma se l’offesa qualunquista e involontaria investe la mia squadra, che sicuramente se perde un derby lo perde per sfortuna, per un’invenzione dell’arbitro o per una macchinazione del palazzo, allora la sparata provoca una mia risposta ferocemente tagliente. Tutti coloro che mi conoscono hanno dovuto subire le conseguenze di un azzardo di questo tipo. Quasi tutti hanno imparato e hanno saputo evitare lo spiacevole ripetersi della cosa. D’altra parte ognuno di noi ha almeno un difetto più o meno nascosto e io non posso certo presentarmi dicendo: “Ciao, potremmo essere amici, ma non parlarmi mai male del Catania perché per me è una specie di ossessione!”. Solo qualcuno periodicamente e stupidamente continua a infierire su questo mio nervo scoperto, sprecando poi il suo tempo a cercare di recuperare le mie simpatie.


Il mio derby è Catania-Palermo. Ci sono molte altre partite che tecnicamente possono essere definite derby, ci sono state persino una decina di stracittadine con un’altra squadra catanese che, come una meteora, ha attraversato il firmamento del calcio, ma nulla di paragonabile al derby vero. Oltre al folclore che scatena, a rendere la più interessante delle altre la sfida contro i nostri cugini d’occidente c’è un motivo prettamente calcistico. Il Palermo è infatti l’unica squadra siciliana che ha una tradizione migliore di quella del Catania ed è anche in vantaggio negli scontri diretti. Certo, un’interpretazione ai limiti del fazioso della storia del calcio tenderebbe a sottolineare come i cinque fallimenti della società rosanero siano peggio di molte sconfitte e rendano persino difficile accatastare sotto un unico vessillo le vicende delle tante società che hanno rappresentato il capoluogo, ma la realtà dei fatti è che comunque il Palermo è l’avversario più prestigioso che si può trovare in Sicilia. Anche il Messina ha una storia più che dignitosa, ma nel bilancio degli scontri diretti è molto, molto indietro e poi gli stessi tifosi peloritani coltivano una rivalità ben più sentita con la Reggina.
Alla vigilia del campionato di Serie C1 1992-’93 Angelo Massimino era tornato a guidare in prima persona il Catania, dopo averlo salvato dal fallimento. Con lui ci apprestavamo con rinnovato entusiasmo ad un nuovo assalto alla Serie B e il sonante 5 a 1 all’Avellino con cui avevamo cominciato aveva fatto sperare in un torneo diverso dai precedenti. La squadra giocava bene e riuscì a stazionare nelle zone di vertice, ma ad un certo punto della stagione i primi due posti che davano il diritto al salto di categoria si allontanarono irrimediabilmente. Non c’erano ancora i play-off a dare speranze di promozione anche a chi si piazzava quinto e salvare la stagione era dunque difficile. Massimino però ci credeva e caricò l’ambiente a dovere stilando una tabella di marcia per il girone di ritorno. I risultati auspicati dal presidente dovevano permetterci di arrivare a giocarci tutte le nostre speranze nel derby, che tradotto significava che avremmo dovuto vincere in trasferta contro il Palermo capolista. Non era presunzione, era una semplice considerazione: se si voleva sperare di vincere il campionato si doveva sfruttare al massimo quella partita per abbassare la quota promozione.

Questa osservazione, esternata dal presidente durante una di quelle inguardabili trasmissioni locali in cui si parla e si straparla di calcio come si fosse al bar, diedero nuova verve alla rivalità fra il Catania e la squadra del capoluogo. Ricordo che le parole di Massimino provocarono l’intervento in diretta telefonica di un tifoso rosanero che fece notare che quei conti non potevano tornare. Osservò che per i rossazzurri sarebbe stato ben difficile passare alla “Favorita” davanti a trentamila e più palermitani e contro una squadra lanciata verso la promozione. Una polemica del genere fu una bella scarica di adrenalina, soprattutto se paragonata alle soporifere interviste ai giocatori, con le solite domande e le solite risposte, che infarcivano allora come oggi le trasmissioni sportive. Il tifoso del Palermo non aveva affatto torto: era davvero difficile pensare di poter vincere sul campo della capolista, tanto più che la storia del derby di Sicilia è fatta in massima parte di pareggi e vittorie di misura con l’eccezione di qualche punteggio altisonante.
Eppure quella volta vincemmo noi. La cosa paradossale è che soffrimmo davvero poco rispetto al nostro solito. Dopo meno di mezzora il nostro bomber principe di quegli anni, Loriano Cipriani, trasformò in rete una punizione da almeno trenta metri (anche se nei ricordi dei tifosi la distanza tende ad arrivare anche a quaranta). A metà ripresa raddoppiammo in contropiede con Gianfranco Palmisano e nel finale rischiammo più volte di rimpinguare il punteggio. Fu una gran partita. E una gran sorpresa. È sempre bello vincere fuori casa, è bellissimo vincere un derby, ma unire le due cose è una sensazione indescrivibile che non avevo mai provato.

Devo ammettere che fu un piacere ulteriore complicare la marcia dei cugini verso la promozione, ma quella partita non cambiò i destini del campionato. Noi proseguimmo la nostra rimonta per alcune partite ancora, andando ben più vicino a concretizzarla che negli anni passati, ma ci fermammo all’ottavo posto finale che non servì a nulla, mentre il Palermo approdò trionfalmente in Serie B. La sera del derby, però, la festa fu solo a Catania, tanto che i tifosi andarono incontro al pullman della squadra all’uscita dell’autostrada per offrire ai giocatori il giusto tributo.
Era tempo di Carnevale e quella stessa sera, per la prima volta, partecipai ad una festa in maschera senza imbarazzo, vestendomi da tifoso. Ripensandoci non fu una gran trovata. Anzi, a ben guardare fu una specie di oltraggio alla bandiera ma d’altra parte non avevo molte occasioni di sentirmi a mio agio in situazioni di quel tipo e sfoggiare la mia maglietta e la mia sciarpa rossazzurre mi aiutò molto.
Stavano per arrivare i tempi peggiori, che poi sarebbero stati, grazie agli imprevedibili percorsi disegnati dal destino, anche l’inizio delle nostre fortune, e molti anni dopo mi sarei reso conto che quella scelta mi aveva permesso di imprimere nella memoria di molti testimoni la prova provata che non avevo altre squadre. In futuro non ci sarebbe stato modo di confondermi con coloro che all’ultimo momento sarebbero saliti sul carro dei vincitori.

Credits
Foto immagine in evidenza da CalcioCatania.com.
Video servizio integrale di Antenna Sicilia da Catania Una Fede .
Video gol Cipriani da Youtube.

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