I playoff e come farli

Mi sono rifiutato di studiare la formula dei playoff della Serie C stagione 2017-’18. Perché di studiare si tratta, leggere il regolamento non basta. Il rischio di guadagnarmi un inutile mal di testa durante le vacanze non mi pareva degno di essere corso. Questo nonostante per mera statistica la mia squadra sarà chiamata probabilmente a parteciparvi.

Come lo scorso anno la formula accoglie parecchie formazioni, se non sbaglio una decina per ognuno dei tre gironi, con semifinali e finale da giocare in campo neutro su partita secca. Boh, non mi convince, tanto più che questa stagione il girone C avrà un numero dispari di squadre (19 contro le 18 degli altri due) e quindi sarà ancora più complicato selezionare le ultime qualificate, senza discutere dei diritti della vincente della Coppa Italia, eventualmente ereditabili dalla finalista sconfitta qualora la vincente sia anche qualificata nei playoff. E chissà cosa prevede il regolamento nel caso improbabile ma possibile che una retrocessa vinca la coppeta di categoria? Paradosso spazio temporale con una retrocessa ammessa ai playoff? Non mi stupirebbe.

Intanto, grazie alla rivista Undici, scopro che in Belgio, fra gli elementi di una rivoluzione che ha rilanciato il campionato nazionale sul piano tecnico e su quello della fruibilità per gli spettatori, c’è una formula dei playoff da premio Nobel, rispetto alla cervellotica versione della terza serie italiana. Girone all’italiana a sei con partite di andata e ritorno e squadre che partono con la metà dei punti accumulati durante la stagione regolare. C’è da dire che la Pro League belga conta 16 formazioni, dunque il tempo per altre 10 giornate non manca, ma la C con i playoff più o meno democraticamente estesi a più della metà delle partecipanti presenta minori problematiche organizzative? Ne dubito.
Intanto in Belgio gli spettatori hanno apprezzato la formula nonostante lo scetticismo in iniziale. Il mondo dei tifosi della C gradisce la formula proposta?
Boh. A me non piace affatto.

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